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Alberto è uscito dal carcere

Alberto è uscito dal carcere! Dopo due anni e mezzo nelle carceri italiane per i fatti di Genova2001 per i quali 10 persone sono state condannate con i reati di devastazione e saccheggio, Radiondarossa ha potuto riabbracciare il suo redattore e avere la possibilità di averlo in affidamento in prova.
Ma Genova non è finita visto che ancora delle altre compagne e compagni sono in carcere e che per sostenerli servono delle risorse economiche.

Portiamo la nostra solidarietà scrivendo a

Marina Cugnaschi c/o Seconda Casa Di Reclusione Di Milano – Bollate – Via Cristina Belgioioso 120 – 20157 Milano (MI)

Per scrivere a Gimmy:
Francesco Puglisi – Casa Circondariale di Roma Rebibbia – G9 – cella 9 – piano 2 – sezione c – Nuovo Complesso in Via Raffaele Majetti, 70 – 00156 Roma

Continuiamo a sottoscrivere a Supporto Legale perché Genova non è finita.

La prossima volta cambiate reato

La prossima volta cambiate reato.

Genova-G8 da 6 a 14 anni a testa per aver spaccato delle vetrine.
Aldrovandi 3 anni e 6 mesi a testa per aver ammazzato di botte un ragazzino.
Legato

No, non stiamo invitando la gente ad ammazzare ragazzini legati, lo sta facendo chi usa in modo tragicamente ridicolo le leggi di questo paese scritte nel ventennio fascista, come quella per il reato di Devastazione e Saccheggio, o mai scritte come quella sulla tortura.

DEI DELITTI E DELLE PENE

Strana la democrazia. Strana soprattutto quella italiana.
Le aule di tribunale in quest’ultimo mese ci consegnano delle condanne “esemplari” che dovrebbero far riflettere coloro che chiedono “giustizia” per i fatti più vari.
Nelle ultime settimane mentre per i fatti del 15 ottobre venivano condannati a 6 anni, nonostante il rito abbreviato, alcuni ragazzi che hanno partecipato a gli EVENTI di Piazza San Giovanni, si chiudeva definitivamente il processo Aldrovandi, giovane immobilizzato e ucciso durante un fermo di polizia.

I 3 poliziotti giudicati responsabili della morte del ragazzo dovranno scontare la pena residua (6 mesi) in carcere, perché secondo il giudice non hanno mostrato pentimento.
Sei mesi su una condanna di 3 anni e mezzo, di cui quasi tutti indultati, ma che non porterà al licenziamento degli agenti.
A quanto pare una volta scontata la pena, i 3 torneranno in servizio come se nulla fosse.

Le mele marce, del marcio albero della polizia italiana, saranno di nuovo di pattuglia pronte a vigilare su una cittadinanza che chiede “sicurezza”.
Nel frattempo leggevamo che uno stupro di gruppo ha portato alla condanna di alcuni ragazzi a 4 anni e mezzo, mentre uno stupro individuale ha visto il responsabile condannato a 5 anni.

Strana la legislazione italiana: uno stupro di gruppo viene perseguito penalmente con meno “punizione” nei confronti dello stupro individuale.
Alla faccia delle retorica sulla violenza di genere.

Nel frattempo 2 dei 10 “efferati criminali” responsabili secondo i giudici di aver partecipato alle mobilitazioni di Genova 2001 sono in carcere per scontare 10 e 12 anni, altri 5 sono in attesa della revisione del processo di appello per poter sperare in uno sconto della pena, un’altra si trova ai domiciliari

Tutto ciò accade mentre la gran parte dei responsabili dei pestaggi della Diaz, delle torture di Bolzaneto e dell’omicidio di Carlo Giuliani sono a piede libero e in servizio, se non addirittura promossi.

E’ evidente che il meccanismo per chi incappa nell’art 419, per aver partecipato a manifestazioni che sono state teatro di tafferugli con la polizia o danneggiamenti, agli occhi del nostro codice penale, retaggio di quel “fascismo che ha fatto anche cose buone”, insegna che i delitti contro le persone sono perseguiti in maniera più blanda di quelli contro la proprietà.

Se poi sul banco degli imputati ci vanno uomini e donne, che fanno parte della cerchia degli umili servitori dello Stato, il tutto si riduce a poco più di una formalità.

Una lezione da prendere sul serio e su cui riflettere.
Mentre nostre compagne nostri compagni stanno nelle carceri, si rischia di morire per un fermo di polizia.

SupportoLegale
01 febbraio 2013

10×100: e’ il momento di partecipare

Alla fine di luglio scorso avevamo dichiarato di voler continuare la campagna 10×100. Non solo perché i processi non sono finiti ma anche perché siamo convinte e convinti che solo così potremo mantenere viva la nostra memoria sulle giornate di Genova e imparare da oggi in poi a fare fronte alle vicende giudiziare con la solidarietà e la forza che attraverso il web ci avete dimostrato.

Se un compagno e una compagna sono oggi in carcere, presto riprenderà il processo per i cinque che dovranno tornare in appello, un altro capitolo della storia giudiziaria di Genova che sta per riaprirsi.

Le spese totali dei processi ad oggi ammontano a circa 80 mila euro, cifra destinata a crescere con l’imminente ripresa dell’appello. Una cifra insostenibile per chiunque di noi, che eravamo lì nel 2001.

Insostenibile perché mette una ipoteca sulla vita delle persone, che si aggiunge alle misure detentive.

Pensiamo che sia importante far sentire la forza dei 300 mila che erano a Genova sostenendo le spese legali delle e degli imputati, per questo invitiamo tutte e tutti a sottoscrivere attraverso il sito di supporto legale www.supportolegale.org, o direttamente quihttp://www.buonacausa.org/genovag8,
per far sentire a tutte e tutti la nostra solidarietà.

Se riusciamo a versare tutti anche un simbolico euro,
riusciremo a coprire le spese che gli imputati si trovano a sostenere da soli.
Altrimenti no.

Vorremmo poi, che la campagna diventasse uno strumento per ragionare su quanto accade nelle piazze e sul reato di “devastazione e saccheggio”, su cosa significhi per lo Stato e i suoi apparati il termine “ordine pubblico”, quello stesso ordine pubblico che i 10 imputati per Genova 2001 avrebbero turbato.

E’ tempo, pensiamo, di capire da che parte stare..
se dalla parte di chi ruba nei supermercati o rompe i bancomat delle banche o
dalla parte di chi le costruisce.

La campagna 10×100

www.10×100.it

info@10×100.it

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