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Stop al panico! Hack the system!

Domenica 1 luglio dalle 15:30 alle 19:30

a Bussoleno – Via Fontan/Piazza del Mulino

Presentazione e dibattito
Zapruder 45 – “Hack the system” dedicato a hacking e mediattivismo

Stop al panico! Seconda edizione riveduta, aggiornata e ampliata di “Difesa legale, note per una maggiore consapevolezza”

collaborano per l’iniziativa:
http://supportolegale.org
Associazione Bianca Guidetti Serra – Associazione Mutuo Soccorso – Associazione La Credenza

WarmUp – Hackmeeting.org

SUPPORTO CARTACEO! MATITE PER SUPPORTOLEGALE!

CRITICALWINE BUSSOLENO 11-13 MAGGIO 2018

Una mostra dedicata ai fumetti per sostenere SupportoLegale.org
Per gli amanti del fumetto l’appuntamento al CriticalWine in Valsusa è sicuramente un incontro particolare e molto interessante per vedere
tavole dei maestri del disegno!

Grazie alla collaborazione tra fumettisti e SupportoLegale è stato organizzato questo evento di raccolta fondi con tavole originali disegnate per il progetto.

SupportoLegale, nato per sostenere la difesa di tutti gli attivisti imputati nei processi genovesi del G8, è formato da persone unite dalla regola “Difendere tutti e tutte” e, per questo, ha ottenuto il supporto di grandi firme del fumetto italiano.
Tutti hanno disegnato per raccogliere risorse da destinare a gli attivisti colpiti dalla repressione e alla copertura delle spese processuali.

Il prezzo? Quello della migliore donazione per un pezzo unico e originale…

http://supportolegale.org
e-mail info@supportolegale.org

Evento FB
https://www.facebook.com/events/240415906522147
FB
https://www.facebook.com/SupportoLegale/

NUOVE COORDINATE BANCARIE

Prendi nota delle nuove coordinate che saranno attive dal 4 dicembre 2017

NUOVE COORDINATE BANCARIE (codice IBAN)

IBAN IT96T0501801400000011485695

COMITATO SUPPORTOLEGALE
Banca Popolare Etica

Comunicato: Archivio G8, alcune urgenti domande

Nei giorni del 16esimo anniversario del G8 di Genova abbiamo risposto all’appello per trovare una sede all’archivio documentale dei processi relativi ai fatti del 2001.
Ci siamo messi, come sempre, a disposizione.
Poichè non ci sono state notizie ulteriori crediamo sia corretto fare pubbliche domande e avere pubbliche risposte.
L’ archivio è un patrimonio collettivo e ormai storico, ma è anche formato da materiale che riguarda persone direttamente coinvolte ( tanto che non tutto l’archivio può essere reso pubblico).
Alla luce di questo chiediamo di avere risposta ad alcune domande che ci vengono alla mente e chiediamo che queste risposte siano pubbliche:

1. dove verrà  sistemato l’archivio?
2. a chi verrà affidato?
3. a che titolo?
4. per quanto tempo?
5. come verrà garantita la fruizione della parte pubblica ?
6. come verrà garantita la protezione della parte non pubblica e la privacy dei coinvolti?
7. come sarà garantità la conservazione dell’archivio nel tempo?
8. è stata istruita la pratica per dichiararlo archivio storico presso la sovrintendenza delle belle arti in modo da rendere l’archivio intoccabile al di là, ad esempio, dei colori politici delle future giunte genovesi (se rimarrà a Genova)?

SupportoLegale

Comunicato: SupportoLegale ancora presente!

Sono passati 16 anni dal g8 di Genova del 2001 e ancora 2 persone sono in carcere, 2 manifestanti.
Questo è il dato da cui desideriamo partire per rispondere alle richieste di presa in carico dell’archivio processuale del G8 da parte di chi ad oggi lo detiene.
Partiamo da qui perché la permanenza in carcere di queste persone ha, nostro e loro malgrado, fatto sì che il lavoro di SupportoLegale non si sia mai fermato.
Abbiamo lavorato con e dentro la Segreteria Legale durante tutto il tempo dei processi, abbiamo raccolto ingenti fondi per finanziare la difesa dei manifestanti e l’accusa delle forze dell’ordine, abbiamo coperto tutta l’informazione sui processi, abbiamo organizzato centinaia di incontri informativi e di mobilitazioni di sostegno fino alla grande manifestazione “NESSUN RIMORSO” del 17 novembre 2007 a Genova a ridosso delle sentenze finali dei processi.
Speravamo di poterci fermare, ma non lo abbiamo fatto. Abbiamo continuato a raccogliere fondi e sostenere le persone in carcere. In silenzio, spesso NEL silenzio totale, quello di troppi che di Genova parlano solo a Luglio.
Siamo ancora qua.
Ed è per questo motivo che ci dichiariamo PRONTI A PRENDERCI IN CARICO E IN GESTIONE l’archivio che oggi cerca casa.
Siamo contrari a che sia gestito da un soggetto privato, siamo contrari a che venga consegnato a una qualsivoglia istituzione, in particolar modo a quel Comune di Genova (o una sua articolazione) che non solo non si è costituito parte civile contro le forze dell’ordine ma che si è costituito parte civile invece contro i manifestanti.
Riteniamo che non abbia senso affidarlo a un archivio storico quel che sia basta che se lo piglia, riteniamo invece che sia storicamente, filologicamente e politicamente corretto consegnarlo a chi ha contribuito a crearlo, a utilizzarlo nel modo più corretto nei processi e che potrà conservarlo con lo stesso spirito che ci ha animato fino a qui:
nessuna differenziazione tra manifestanti buoni e manifestanti cattivi
totale equidistanza da forze politiche e istituzioni
SupportoLegale è, ancora una volta, pronto.
E in ogni caso nessun rimorso

Alberto è uscito dal carcere

Alberto è uscito dal carcere! Dopo due anni e mezzo nelle carceri italiane per i fatti di Genova2001 per i quali 10 persone sono state condannate con i reati di devastazione e saccheggio, Radiondarossa ha potuto riabbracciare il suo redattore e avere la possibilità di averlo in affidamento in prova.
Ma Genova non è finita visto che ancora delle altre compagne e compagni sono in carcere e che per sostenerli servono delle risorse economiche.

Portiamo la nostra solidarietà scrivendo a

Marina Cugnaschi c/o Seconda Casa Di Reclusione Di Milano – Bollate – Via Cristina Belgioioso 120 – 20157 Milano (MI)

Per scrivere a Gimmy:
Francesco Puglisi – Casa Circondariale di Roma Rebibbia – G9 – cella 9 – piano 2 – sezione c – Nuovo Complesso in Via Raffaele Majetti, 70 – 00156 Roma

Continuiamo a sottoscrivere a Supporto Legale perché Genova non è finita.

Raccontare Cuochi4Genova

È estremamente difficile associare qualcosa di piacevole a Genova 2001. Non c’è proprio verso. Dopo 12 anni, è nauseante anche doverne parlare, scrivere, raccontare. È nauseante sopratutto per chi in questi dodici anni l’ha fatto spesso, chi ha provato a raccattare i cocci senza pensare solo a come mettersi in salvo.

Quando abbiamo saputo della condanna di cassazione, il primo pensiero è stato un fragoroso crampo dietro alla nuca. La pelle dei condannati. Il secondo pensiero è stato un rigurgito rabbioso e sordo.
Tutti questi dodici anni di silenzi, abbandoni, dissociazioni, fughe, vigliaccheria, e revisionismi. Il terzo pensiero è andato ai soldi. Il tribunale esige sempre un tributo di soldi, oltre che a quello di sangue. E si devono tirare fuori questi soldi, almeno questa deve essere una questione collettiva, condivisa, urgente.

A questo punto associare qualcosa di piacevole all’argomento Genova 2001 era sempre più ostico. Andava fatto però, perché tirare avanti solo a forza di senso del dovere non funziona. Lo abbiamo sperimentato negli anni, ci vuole un po’ di piacevolezza anche, della soddisfazione magari.
Abbiamo pescato allora tra le cose che ci piace fare.
Una gran serata dance-hall, con chiusura all’alba, utenti-serpenti, fatica, stanchezza e postumi, sarebbe stata un grande classico, ma non era tra le cose che ci piaceva fare.
Abbiamo deciso di cucinare. Quattro cene, che poi son diventate cinque, curate e raffinate, tematiche e variegate.
La prima: menù genovese, avaro e a basso costo. Un dedalo di tavoli, cento persone che mentre mangiano il dessert ascoltano e dialogano con Supporto, si aggiornano sui processi, ragionano della propria Genova.
La seconda: menù toscanaccio. Centoventi-e-passa commensali, indisciplinati, rumorosi, ingordi. Fin quando Wu Ming 2 e Antar li riportano a un assorto ascolto delle letture di Timira.
La terza: menù mitteleuropeo con vodka finale a stordire un numero sempre maggiore di cenanti. Film di Banksy a chiudere, in bellezza.
La quarta: menù “le due americhe”. Una mangiata epica e una lunga milonga in maschera…e poi la quinta. Che dovrà ancora essere, perché il corso di TangoSognato ha deciso di aggiungersi ai cuochi e alla lista dei solidarizzanti attivi.

In un caso non c’è bastato il cibo, a volte c’è chi ha voluto pagare più del dovuto, spesso siamo stati costretti a ricacciare prenotati dell’ultimo minuto, ogni tanto ci siamo lanciati in prelibatezze insolite, tutte le volte abbiamo faticato come pazzi, riso come deficienti, imprecato contro gli allergici alle verdure color marrone opaco, scervellati nell’accogliere le orgogliose minoranze culinarie di ogni sorta. In nessun caso abbiamo pensato che la fatica non valesse la pena.

Non è stato e non sarà l’unico nostro contributo a Supporto Legale, ma senz’altro rimarrà per noi uno dei più memorabili.
Se la rivoluzione non è un pranzo di gala, la solidarietà e la condivisione possono essere almeno una gran cena godereccia.

Cuochi 4 Genova
NextEmerson
Firenze

La prossima volta cambiate reato

La prossima volta cambiate reato.

Genova-G8 da 6 a 14 anni a testa per aver spaccato delle vetrine.
Aldrovandi 3 anni e 6 mesi a testa per aver ammazzato di botte un ragazzino.
Legato

No, non stiamo invitando la gente ad ammazzare ragazzini legati, lo sta facendo chi usa in modo tragicamente ridicolo le leggi di questo paese scritte nel ventennio fascista, come quella per il reato di Devastazione e Saccheggio, o mai scritte come quella sulla tortura.

DEI DELITTI E DELLE PENE

Strana la democrazia. Strana soprattutto quella italiana.
Le aule di tribunale in quest’ultimo mese ci consegnano delle condanne “esemplari” che dovrebbero far riflettere coloro che chiedono “giustizia” per i fatti più vari.
Nelle ultime settimane mentre per i fatti del 15 ottobre venivano condannati a 6 anni, nonostante il rito abbreviato, alcuni ragazzi che hanno partecipato a gli EVENTI di Piazza San Giovanni, si chiudeva definitivamente il processo Aldrovandi, giovane immobilizzato e ucciso durante un fermo di polizia.

I 3 poliziotti giudicati responsabili della morte del ragazzo dovranno scontare la pena residua (6 mesi) in carcere, perché secondo il giudice non hanno mostrato pentimento.
Sei mesi su una condanna di 3 anni e mezzo, di cui quasi tutti indultati, ma che non porterà al licenziamento degli agenti.
A quanto pare una volta scontata la pena, i 3 torneranno in servizio come se nulla fosse.

Le mele marce, del marcio albero della polizia italiana, saranno di nuovo di pattuglia pronte a vigilare su una cittadinanza che chiede “sicurezza”.
Nel frattempo leggevamo che uno stupro di gruppo ha portato alla condanna di alcuni ragazzi a 4 anni e mezzo, mentre uno stupro individuale ha visto il responsabile condannato a 5 anni.

Strana la legislazione italiana: uno stupro di gruppo viene perseguito penalmente con meno “punizione” nei confronti dello stupro individuale.
Alla faccia delle retorica sulla violenza di genere.

Nel frattempo 2 dei 10 “efferati criminali” responsabili secondo i giudici di aver partecipato alle mobilitazioni di Genova 2001 sono in carcere per scontare 10 e 12 anni, altri 5 sono in attesa della revisione del processo di appello per poter sperare in uno sconto della pena, un’altra si trova ai domiciliari

Tutto ciò accade mentre la gran parte dei responsabili dei pestaggi della Diaz, delle torture di Bolzaneto e dell’omicidio di Carlo Giuliani sono a piede libero e in servizio, se non addirittura promossi.

E’ evidente che il meccanismo per chi incappa nell’art 419, per aver partecipato a manifestazioni che sono state teatro di tafferugli con la polizia o danneggiamenti, agli occhi del nostro codice penale, retaggio di quel “fascismo che ha fatto anche cose buone”, insegna che i delitti contro le persone sono perseguiti in maniera più blanda di quelli contro la proprietà.

Se poi sul banco degli imputati ci vanno uomini e donne, che fanno parte della cerchia degli umili servitori dello Stato, il tutto si riduce a poco più di una formalità.

Una lezione da prendere sul serio e su cui riflettere.
Mentre nostre compagne nostri compagni stanno nelle carceri, si rischia di morire per un fermo di polizia.

SupportoLegale
01 febbraio 2013