Alberto è uscito dal carcere

Alberto è uscito dal carcere! Dopo due anni e mezzo nelle carceri italiane per i fatti di Genova2001 per i quali 10 persone sono state condannate con i reati di devastazione e saccheggio, Radiondarossa ha potuto riabbracciare il suo redattore e avere la possibilità di averlo in affidamento in prova.
Ma Genova non è finita visto che ancora delle altre compagne e compagni sono in carcere e che per sostenerli servono delle risorse economiche.

Portiamo la nostra solidarietà scrivendo a

Marina Cugnaschi c/o Seconda Casa Di Reclusione Di Milano – Bollate – Via Cristina Belgioioso 120 – 20157 Milano (MI)

Per scrivere a Gimmy:
Francesco Puglisi – Casa Circondariale di Roma Rebibbia – G9 – cella 9 – piano 2 – sezione c – Nuovo Complesso in Via Raffaele Majetti, 70 – 00156 Roma

Continuiamo a sottoscrivere a Supporto Legale perché Genova non è finita.

Raccontare Cuochi4Genova

È estremamente difficile associare qualcosa di piacevole a Genova 2001. Non c’è proprio verso. Dopo 12 anni, è nauseante anche doverne parlare, scrivere, raccontare. È nauseante sopratutto per chi in questi dodici anni l’ha fatto spesso, chi ha provato a raccattare i cocci senza pensare solo a come mettersi in salvo.

Quando abbiamo saputo della condanna di cassazione, il primo pensiero è stato un fragoroso crampo dietro alla nuca. La pelle dei condannati. Il secondo pensiero è stato un rigurgito rabbioso e sordo.
Tutti questi dodici anni di silenzi, abbandoni, dissociazioni, fughe, vigliaccheria, e revisionismi. Il terzo pensiero è andato ai soldi. Il tribunale esige sempre un tributo di soldi, oltre che a quello di sangue. E si devono tirare fuori questi soldi, almeno questa deve essere una questione collettiva, condivisa, urgente.

A questo punto associare qualcosa di piacevole all’argomento Genova 2001 era sempre più ostico. Andava fatto però, perché tirare avanti solo a forza di senso del dovere non funziona. Lo abbiamo sperimentato negli anni, ci vuole un po’ di piacevolezza anche, della soddisfazione magari.
Abbiamo pescato allora tra le cose che ci piace fare.
Una gran serata dance-hall, con chiusura all’alba, utenti-serpenti, fatica, stanchezza e postumi, sarebbe stata un grande classico, ma non era tra le cose che ci piaceva fare.
Abbiamo deciso di cucinare. Quattro cene, che poi son diventate cinque, curate e raffinate, tematiche e variegate.
La prima: menù genovese, avaro e a basso costo. Un dedalo di tavoli, cento persone che mentre mangiano il dessert ascoltano e dialogano con Supporto, si aggiornano sui processi, ragionano della propria Genova.
La seconda: menù toscanaccio. Centoventi-e-passa commensali, indisciplinati, rumorosi, ingordi. Fin quando Wu Ming 2 e Antar li riportano a un assorto ascolto delle letture di Timira.
La terza: menù mitteleuropeo con vodka finale a stordire un numero sempre maggiore di cenanti. Film di Banksy a chiudere, in bellezza.
La quarta: menù “le due americhe”. Una mangiata epica e una lunga milonga in maschera…e poi la quinta. Che dovrà ancora essere, perché il corso di TangoSognato ha deciso di aggiungersi ai cuochi e alla lista dei solidarizzanti attivi.

In un caso non c’è bastato il cibo, a volte c’è chi ha voluto pagare più del dovuto, spesso siamo stati costretti a ricacciare prenotati dell’ultimo minuto, ogni tanto ci siamo lanciati in prelibatezze insolite, tutte le volte abbiamo faticato come pazzi, riso come deficienti, imprecato contro gli allergici alle verdure color marrone opaco, scervellati nell’accogliere le orgogliose minoranze culinarie di ogni sorta. In nessun caso abbiamo pensato che la fatica non valesse la pena.

Non è stato e non sarà l’unico nostro contributo a Supporto Legale, ma senz’altro rimarrà per noi uno dei più memorabili.
Se la rivoluzione non è un pranzo di gala, la solidarietà e la condivisione possono essere almeno una gran cena godereccia.

Cuochi 4 Genova
NextEmerson
Firenze

La prossima volta cambiate reato

La prossima volta cambiate reato.

Genova-G8 da 6 a 14 anni a testa per aver spaccato delle vetrine.
Aldrovandi 3 anni e 6 mesi a testa per aver ammazzato di botte un ragazzino.
Legato

No, non stiamo invitando la gente ad ammazzare ragazzini legati, lo sta facendo chi usa in modo tragicamente ridicolo le leggi di questo paese scritte nel ventennio fascista, come quella per il reato di Devastazione e Saccheggio, o mai scritte come quella sulla tortura.

DEI DELITTI E DELLE PENE

Strana la democrazia. Strana soprattutto quella italiana.
Le aule di tribunale in quest’ultimo mese ci consegnano delle condanne “esemplari” che dovrebbero far riflettere coloro che chiedono “giustizia” per i fatti più vari.
Nelle ultime settimane mentre per i fatti del 15 ottobre venivano condannati a 6 anni, nonostante il rito abbreviato, alcuni ragazzi che hanno partecipato a gli EVENTI di Piazza San Giovanni, si chiudeva definitivamente il processo Aldrovandi, giovane immobilizzato e ucciso durante un fermo di polizia.

I 3 poliziotti giudicati responsabili della morte del ragazzo dovranno scontare la pena residua (6 mesi) in carcere, perché secondo il giudice non hanno mostrato pentimento.
Sei mesi su una condanna di 3 anni e mezzo, di cui quasi tutti indultati, ma che non porterà al licenziamento degli agenti.
A quanto pare una volta scontata la pena, i 3 torneranno in servizio come se nulla fosse.

Le mele marce, del marcio albero della polizia italiana, saranno di nuovo di pattuglia pronte a vigilare su una cittadinanza che chiede “sicurezza”.
Nel frattempo leggevamo che uno stupro di gruppo ha portato alla condanna di alcuni ragazzi a 4 anni e mezzo, mentre uno stupro individuale ha visto il responsabile condannato a 5 anni.

Strana la legislazione italiana: uno stupro di gruppo viene perseguito penalmente con meno “punizione” nei confronti dello stupro individuale.
Alla faccia delle retorica sulla violenza di genere.

Nel frattempo 2 dei 10 “efferati criminali” responsabili secondo i giudici di aver partecipato alle mobilitazioni di Genova 2001 sono in carcere per scontare 10 e 12 anni, altri 5 sono in attesa della revisione del processo di appello per poter sperare in uno sconto della pena, un’altra si trova ai domiciliari

Tutto ciò accade mentre la gran parte dei responsabili dei pestaggi della Diaz, delle torture di Bolzaneto e dell’omicidio di Carlo Giuliani sono a piede libero e in servizio, se non addirittura promossi.

E’ evidente che il meccanismo per chi incappa nell’art 419, per aver partecipato a manifestazioni che sono state teatro di tafferugli con la polizia o danneggiamenti, agli occhi del nostro codice penale, retaggio di quel “fascismo che ha fatto anche cose buone”, insegna che i delitti contro le persone sono perseguiti in maniera più blanda di quelli contro la proprietà.

Se poi sul banco degli imputati ci vanno uomini e donne, che fanno parte della cerchia degli umili servitori dello Stato, il tutto si riduce a poco più di una formalità.

Una lezione da prendere sul serio e su cui riflettere.
Mentre nostre compagne nostri compagni stanno nelle carceri, si rischia di morire per un fermo di polizia.

SupportoLegale
01 febbraio 2013

Perché SOS Fornace (Rho) sostiene SupportoLegale

Dopo la sentenza della Cassazione che a luglio aveva condannato in via definitiva una manciata di manifestanti scelti nel mucchio tra le centinaia di migliaia presenti a Genova durante il G8 del 2001, avevamo pensato di organizzare subito qualcosa “a caldo” per tenere alta la guardia e fare controinformazione su quanto era avvenuto in quei giorni. La sentenza ci aveva mozzato il fiato, inutile negarlo, ma sentivamo comunque l’urgenza di reagire cercando di dar voce alla narrazione di un’altra storia, la nostra come movimento, rispetto a quella scritta dai Tribunali.
Avevamo quindi trasformato ad hoc un evento già in programma prendendo a pretesto l’undicesimo anniversario delle proteste che avevano accompagnato il G8 genovese. Ne era venuta fuori una “jam alla vecchia” hip-hop che avevamo chiamato “La rage du peuple” dove, soprattutto grazie alla proiezione dei tanti video prodotti sul tema in questi anni, avevamo cercato di comunicare il senso delle giornate genovesi di 11 anni fa, non trovando difficoltà ad attualizzarne le istanze a partire proprio dalle stesse ricette (cure neoliberiste, ricatto del debito, tagli…) e dalle stesse istituzioni (BCE, FMI, ecc..) tornate alla carica in questi anni.
Con agosto alle porte, la palla era poi passata alle assemblee metropolitane delle realtà di movimento milanesi, investite del compito di portare materialmente solidarietà a chi era stato nel frattempo tradotto dietro le sbarre per pagare per tutte e tutti la resistenza a un ordine economico portatore di ineguaglianze e crisi.
A settembre i compagni che si erano impegnati nel corso di questi anni in “Supporto Legale”, il progetto nato nel 2004 per sostenere la difesa di tutti gli imputati dei processi ai manifestanti per i fatti del 2001, annunciavano la ripresa del progetto. Ci rimettavamo così subito in moto per organizzare nuovamente un’iniziativa che coniugasse la volontà di controinformazione sulle giornate genovesi con la necessità di sostenere economicamente i condannati. All’iniziativa “Genova non è finita – Benefit per Supporto Legale” di sabato 3 novembre hanno partecipato 2 sound system genovesi solidali e i resident sounds della Fornace, tutti a titolo gratuito a supporto della raccolta fondi, sostenuta da una sottoscrizione leggermente aumentata in modo da contribuire maggiormente al sostegno economico
dei condannati. Durante la serata abbiamo proiettato il film “Diaz” di Daniele Vicari, accompagnandolo coi video di movimento su Genova per una più precisa contestualizzazione politica di quanto avvenuto 11 anni fa. Completava il setting della serata una mostra a cura della FOA Boccaccio di Monza con fumetti di ZeroCalcare e altri autori
allestita all’interno dello spazio.
Complessivamente possiamo dirci soddisfatti della serata: l’iniziativa ha destato interesse soprattutto tra i frequentatori più giovani del Centro sociale, tagliati fuori anche per ragioni anagrafiche da quelle giornate, che poco sapevano esattamente di quanto successo nel capoluogo ligure nel luglio del 2001. La serata, così organizzata, è
stata un buon modo anche per scambiare con loro due chiacchiere in merito, non solo rivendicando lo spirito che aveva portato molte e molti di noi a Genova 11 anni fa, ma anche per rilanciare nel presente alcune indicazioni emerse in quelle giornate e poi rivelatesi lungimiranti. Questo al di là del del pur fondamentale contributo versato a Supporto Legale. Su quest’ultimo fronte saremo ancora attivi a cominciare da sabato 5 gennaio quando, all’interno dei
festeggiamenti per l’ottavo compleanno della Fornace, organizzeremo una cena a sostegno di Supporto Legale.

SoS Fornace – http://www.sosfornace.org

GenovAvanza ci ha contagiate

Abbiamo iniziato due mesi fa quando il gruppo di donne Avanzi di Galera ha deciso di partecipare alla campagna lanciata da Supporto Legale a favore della raccolta fondi per le spese legali a carico dei e delle condannate del processo del G8 di Genova. Noi portiamo scolpito sui nostri corpi e nelle nostre menti Genova 2001 e dopo la giornata di domenica 16 dicembre 2012 al Cox 18, abbiamo gioiosamente constatato che è così per molti altri. Abbiamo scritto nei nostri volantini, nelle nostre locandine e ovunque che la memoria è un ingranaggio collettivo e che lo volevamo oliare… e così è stato!

GenovAvanza ci ha contagiate: all’inizio eravamo timorose e pensavamo che non saremmo riuscite a proporre tutto il percorso a tappe forzate attraverso il mondo carcerario ideato quando ci sono stati gli arresti per il no-Tav. Poi una sera abbiamo deciso che l’avremmo fatto. Da lì è partito un susseguirsi di riunioni, energie, occhiaie, pizze al taglio e falafel notturni!

Siamo andate alla riunione del collettivo di Conchetta a chiedere se potevamo organizzare questa giornata nel loro spazio. Non ci hanno solo detto di sì subito, ma si sono messi a disposizione totalmente. Sì, perché poi ci siamo presentate più volte a fare sopralluoghi, siamo diventate una presenza fissa e un po’ casinista, lo sappiamo! Il giorno dell’iniziativa ci hanno aiutate in ogni modo: dall’allestimento, alle questioni tecniche, alla sistemazione della sala.

Mentre pensavamo al menù della cena ispirato ai ricettari fatti dai detenuti (non solo il libro del Gambero Nero), i Folletti di Abbiategrasso ci hanno detto che ci fornivano gratuitamente il vino della Terra Trema per la cena. 40 litri di vino buonissimo: grazie!

Abbiamo stampato a sbafo, come ci dicevamo in riunione, in ogni dove. Alle volte ci hanno anche beccate in flagrante… E ringraziamo i plotteristi che ci hanno inondate di stampe, senza di loro non ce l’avremmo mai fatta! Non sapevamo come appendere tutti i pannelli, facevamo la conta dei computer, degli schermi, dei lettori dvd, dei cd. E Baraonda e Boccaccio si sono prodigati nel recupero di tutti i materiali sparsi per la città e oltre. Ci servivano giornali, scatolame, garze, bottiglie di plastica, scatole di carta di spaghetti per fare il laboratorio di autocostruzione (sapete come si fa una grattugia partendo da una scatola vuota di sardine? Come si fa un ometto con della carta di giornale?). Ognuna era impegnata in una parte delle tappe forzate. Bellissimo l’angolo del volontario: un laboratorio basato su esperienze di narrazione corale fatte all’interno di alcune carceri milanesi. Dura l’immatricolazione con i questionari sul mondo carcerario. Domande apparentemente semplici, ma a cui spesso non si sa rispondere. E grazie alla nostra esperta di carcere, che ci ha dato tutte le risposte.

Siamo andate in overbooking: 115 prenotati per la cena. Il gruppo cucina è stato sensazionale: tre menù diversi e chili e chili di cibo comprato, stagliuzzato, fritto, infornato, servito in tavola. Un delirio. Chi non è riuscita a seguire le riunioni, si è presentata e si è messa a totale disposizione. Chi è arrivata mentre l’iniziativa era in corso, ha dato energia a chi era arrivata la mattina presto.

Cari e care ci rivediamo presto, riprendiamo fiato, pubblichiamo il materiale, vi faremo vedere delle fotografie della giornata, vi daremo tutte le risposte del questionario. Ma soprattutto ringraziamo tutti e tutte quelli che sono venuti. Tutti i conchettari che dopo essersi sbattuti, si sono seduti ai tavoli e hanno sottoscritto così come hanno fatto i folletti, e tutti quelli che sono arrivati a dare una mano a masterizzare, montare, recuperare quel che all’ultimo momento, ovviamente, mancava. La solidarietà non ha confini.

Totale sottoscrizioni:
1780

Spese:
cibo: 332
stampe+flyer: 97
allestimento: 70
Tot: 499

Totale dato a Supporto Legale: 1472

Non vi tornano i conti? Sono le nostre sottoscrizioni :)

Ci teniamo ancora a ringraziare tutte e tutti coloro che raccontano e denunciano le esperienze vissute all’interno di quell’universo lontano e indistinto per i più, che è il carcere. Supporto Legale, Cox 18 Calusca City Lights, Archivio Primo Moroni, Folletto 25603 e la Terra Trema, Costrette a sanguinare, Piano Terra, Radiocane, SoccorsoRosso, Baraonda, Boccaccio, Torchiera, Zero Calcare…

dal blog di avanzidigalera

Il FOA Boccaccio per gli arrestati di Genova

Solidarieta’ con gli arrestati significa soprattutto per noi informare e ricordare cio’ che successe in quei giorni,
per continuare a costruire memoria.
Poi e’ anche organizzare e gestire serate per raccogliere i soldi per supportarli concretamente, preparare,scaldare e vendere il vin brule per gli stessi motivi.
Vuol dire banchetti al freddo e allestimenti in piazza.
Vuol dire fare qualcosa anche per noi che potremmo essere con loro, che con loro eravamo in quelle strade, che con questo gesti teniamo viva anche una parte della nostra vita.

Il CSA Baraonda dona il 10% alle casse di solidarietà contro la repressione

Il CSA Baraonda di Segrate (MI) inaugura una interessante forma di autofinanziamento per SupportoLegale e arrestati per le vicende legate alla TAV in Val di Susa. Ogni serata metterà da parte il 10% degli incassi per queste casse di solidarietà: una strategia che anche posti piccoli e senza grandi serate da dedicare all’autofinanziamento possono prendere in considerazione per aiutare chi sta pagando per tutti.

LA MIGLIOR ARMA CONTRO LA REPRESSIONE E’ LA SOLIDARIETA’

 

 

Il 14 luglio, a distanza di 11 anni, a dieci compagn* vengono comminati complessivamente circa 100 anni di galera per i fatti di Genova. Lo stato li sceglie come vittime per una punizione esemplare, trasformandoli nei capri espiatori di quei tre giorni in cui centinaia di migliaia di persone scesero in piazza manifestando contro un sistema economico ingiusto e contro le politiche di austerità all’epoca imposte ai paesi in via di sviluppo.

Ancora una volta, come già dimostrato nella feroce repressione contro gli arrestati del movimento NO TAV, ci troviamo a fare i conti con una gestione giudiziaria politica fascistoide…da Genova alla Val Susa nessuna espressione di dissenso viene tollerata.

Il collettivo del CSA Baraonda di Segrate decide quindi di destinare il 10% del ricavato di ogni iniziativa a Supporto Legale e alle spese processuali degli arresti NO TAV, consapevoli che anche un piccolo apporto sia necessario per poter dare continuità a quelle lotte e far sentire la nostra vicinanza e il nostro affetto a tutti i compagni e alle compagne che in questo momento si vedono privati della propria libertà.

Come scrive Supporto Legale sulla propria pagina, la memoria e la solidarietà sono ingranaggi collettivi, ed è per questo che invitiamo tutt*, spazi sociali, realtà di movimento, singoli, a dare un contributo alle spese legali.

NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA!

NON C’E’ FUTURO SENZA MEMORIA!

Il Collettivo del CSA Baraonda

10×100: e’ il momento di partecipare

Alla fine di luglio scorso avevamo dichiarato di voler continuare la campagna 10×100. Non solo perché i processi non sono finiti ma anche perché siamo convinte e convinti che solo così potremo mantenere viva la nostra memoria sulle giornate di Genova e imparare da oggi in poi a fare fronte alle vicende giudiziare con la solidarietà e la forza che attraverso il web ci avete dimostrato.

Se un compagno e una compagna sono oggi in carcere, presto riprenderà il processo per i cinque che dovranno tornare in appello, un altro capitolo della storia giudiziaria di Genova che sta per riaprirsi.

Le spese totali dei processi ad oggi ammontano a circa 80 mila euro, cifra destinata a crescere con l’imminente ripresa dell’appello. Una cifra insostenibile per chiunque di noi, che eravamo lì nel 2001.

Insostenibile perché mette una ipoteca sulla vita delle persone, che si aggiunge alle misure detentive.

Pensiamo che sia importante far sentire la forza dei 300 mila che erano a Genova sostenendo le spese legali delle e degli imputati, per questo invitiamo tutte e tutti a sottoscrivere attraverso il sito di supporto legale www.supportolegale.org, o direttamente quihttp://www.buonacausa.org/genovag8,
per far sentire a tutte e tutti la nostra solidarietà.

Se riusciamo a versare tutti anche un simbolico euro,
riusciremo a coprire le spese che gli imputati si trovano a sostenere da soli.
Altrimenti no.

Vorremmo poi, che la campagna diventasse uno strumento per ragionare su quanto accade nelle piazze e sul reato di “devastazione e saccheggio”, su cosa significhi per lo Stato e i suoi apparati il termine “ordine pubblico”, quello stesso ordine pubblico che i 10 imputati per Genova 2001 avrebbero turbato.

E’ tempo, pensiamo, di capire da che parte stare..
se dalla parte di chi ruba nei supermercati o rompe i bancomat delle banche o
dalla parte di chi le costruisce.

La campagna 10×100

www.10×100.it

info@10×100.it

Dal Messico, per Alberto e tutti i prigioneri

Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera
Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera
Alberto l’hanno rinchiuso perchè s’è ribellato a un ordine ingiusto e cieco
Alberto sta pagando un caro prezzo per difendere la potenza dei nostri sogni
Alberto ha gli occhi scuri e profondi e una scintilla s’accende veloce quando parliamo di resistenza
Alberto ha sempre odiato il carcere, giorno dopo giorno
Alberto quando l’hanno arrestato l’hanno torturato, l’hanno umiliato…

…l’hanno braccato decine di agenti e l’hanno costretto a camminare solo verso la cella

Il potere, per accanirsi contro Alberto, ha montato un processo farsa e l’ha condannato a marcire in galera per troppi, troppi anni…
Una sentenza spropositata per un capro espiatorio, una infame vendetta di Stato
Fanno pagare ad Alberto le lotte di tutti e tutte…
…vogliono così intimorire la gente, farla rassegnare al presente perpetuo del capitalismo.
Alberto è uno, nessuno, è trecentomila.
Alberto è uno, nessuno, è trecentomila.
Alberto è un indigeno tzotzil del Chiapas
Alberto è un libertario romano

Nel Chiapas della guerra permanente e dei massacri contro gli indigeni, Alberto Patishtán Gomez, detto el profe, è stato condannato a 60 anni accusato di un’imboscata contro sei poliziotti… Nell’Italietta dell’ipocrisia e della precarietà Alberto Funaro, er fagiolino, viene condannato a dieci anni per resistere nella Genova della guerra di strada, combattuta metro per metro contro 20,000 agenti. Nel Chiapas della rivoluzione zapatista e dei villaggi autonomi in resistenza, Alberto Patishtán è un ostaggio del Potere che non tace, che denuncia, che tesse reti ribelli nelle galere…
Nell’Italia dei territori in resistenza Alberto è dentro per una passione, quella passione che fa anche della cella una trincea, una passione che quando si contagia fa tremare il potere. Quando i governi dispiegano i loro sbirri a difesa di se stessi, si somigliano ancora di più. Ma non c’è oceano, non c’è latitudine, non c’è frontiera… non ci sono argini e dighe che tengano quando le resistenze si conoscono, confluiscono e formano la grande mareggiata che, goccia dopo goccia, li sommergerà.
Abbiamo scelto di parlare di Alberto, dei nostri Alberto, ma avremmo potuto usare migliaia di altri nomi. Non solo per parlare della vendetta di Stato su Genova, che comunque c’ha scosso anche qui in Messico, o per parlare della guerra a bassa intensità che si combatte in Chiapas e miete vittime…

Gli ostaggi in mano del potere sono ovunque e tutti patiscono i rigori di un regime punitivo e insesato chiamato GALERA. Una condizione di costrizione dei corpi e incasellamento delle menti che trova il suo corrispettivo nel disciplinamento globale della società: eserciti che pattugliano per le strade, frontiere chiuse ai migranti di ogniddove, impunità garantita ai corpi di polizia, leggi speciali a difesa dell’accumulazione di capitale.

Per questo salutiamo Alberto Patishtán e Alberto Funaro, ma anche tutti gli altri e le altre compagne schiacciate fra le umide pareti della prigione: salutiamo, fra i tanti, i 5000 prigionieri politici in Palestina, le centinaia di baschi e basche condannate come terroristi per difendere in un lembo di terra a ridosso dei Pirenei, i guerrieri Mapuche che – irriducibili – pagano con sentenze secolari la difesa dei loro boschi, gli anarchici sequestrati da ogni Stato del pianeta, le centianaia di egiziani ed egiziane, fiori strappati alla primavera araba… gli attivisti e le attiviste perseguitati per occupare ed esigere case. Salutiamo inoltre i migranti di qualsiasi terra, cacciati da qualsiasi governo e incarcerati negli infernali CIE costruiti lungo quelle cicatrici che dividono il mondo in Stati…

E in questo spazio di riflessione, di libertà e di memoria ricordiamo chi in galera è morto. Perchè di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva.

E ricordiamo la dignità di una donna, di una compagna, una nostra compagna.
Occhi blu imprigionati per 18 di anni, occhi di una donna che non ha mai smesso di essere quello che era: semplicemente una donna, incredibilmente una donna. Guerriera, compagna, madre, sorella, amica. Franca Salerno è viva nello scontro quotidiano contro la barbarie della galera, pattumiera della società patriarcale, verticale, colonialista, capitalista. Una lotta che è la stessa che suo figlio, con noi, ha animato contro la precarietà, contro le guerre imperialiste, per il diritto all’abitare: Antonio e i suoi occhi blu. Che il mare vi culli, una madre e un figlio. Uniti nella rabbia e nell’amore.

L’ultimo abbraccio – amici, sorelle, compagni e passanti – lo diamo insieme a voi a chi ci ha portato qui: Renato. Ci sono buone ragioni per continuare a lottare, buone ragioni per rischiare anche la galera… sono le stesse che fanno la vita meravigliosa: la solidarietà, la giustizia, l’amore, il calore di un sorriso e di un abbraccio. Le stesse ragioni che hanno fatto di Renato – il nostro Renato – un ricordo vivo, collettivo e indimenticabile.

Con tutto il bene dell’anima, dal Messico

Fazio e Nina

da (baruda.net)

Lettera dal carcere di un compagno arrestato per il G8 di Genova

Pubblichiamo la lettera di Alberto, detenuto presso il carcere di Perugia in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che il 13 Luglio ha confermato le condanne in via definitiva per devastazione e saccheggio per 10 manifestanti in merito ai fatti di Genova 2001.


Ciao,

Malgrado gli 11 anni trascorsi è ancora ben chiaro nella mia mente il ricordo che ci portò in quelle giornate a Genova, eravamo felici e pieni di speranze, eravamo più di 300.000 mila, tutte e tutti con la voglia di contestare i potenti, tutti e tutte con la voglia di costruire un mondo diverso (nel nome di un così detto movimento dei movimenti). Poi purtroppo qualcosa è andato storto, se così vogliamo dire, ed è successo quello che è successo: le violenze, i massacri e la morte (omicidio di Stato) di uno di noi, il nostro caro Carlo. Mi ricordo anche molto bene l’ipocrisia di chi giù in quei giorni cominciava a cavalcare l’onda dividenti i buoni da cattivi.

Il dopo Genova fu poi caratterizzato da quell’accanimento, da quella caccia alle streghe da parte della magistratura nei confronti di 25 tra compagni e compagne con l’accusa assurda del reato di devastazione e saccheggio.

A seguire poi il buio più completo, fino a quel 2008 quando la Corte d’Appello portò da 25 a 10 i compagni e le compagne accusate per quell’abominevole reato e, ricordo ancora bene quello che si percepiva dalla dichiarazione (in rete) rilasciata da Casarini dopo la sentenza, i “suoi 15″, i manifestanti modello e per questo giustamente assolti (alla faccia della solidarietà militante!).

Gli altri 10 invece cani sciolti, brutti, zozzi e cattivi e, così giustizia fu fatta. 10 per lo più anarchici, i subbugliatori du 300.000 persone e, non lo dico per vittimismo, forse sarà una coincidenza o forse un dato di fatto, chissà…?

Poi di nuovo calarono le tenebre e tutto andò al dimenticatoio sino alla sentenza finale del 13 luglio del 2012 quando la Cassazione confermò per noi 10 la condanna per il reato di devastazione e saccheggio (con pene dai 7 ai 15 anni di reclusione).

Ed ora, momentaneamente dietro alle sbarre siamo in 2 io e Marina, quella sorella che ho sempre desiderato avere e che non ho mai avuto la possibilità di conoscere.

Ma che sia ben chiaro, io no vivo di rancore perché ho ben chiaro chi è il mio nemico e, colgo l’occasione per ringraziare dal profondo del mio cuore chi comunque in questi anni c’è stato sempre vicino, come chi si è prodigato in questo ultimo periodo con le poche forze rimaste ad aprire e portare avanti la campagna 10×100.

Ma, adesso la cosa più raccapricciante è che con questa sentenza si è venuto a creare un precedente confermato dalla Corte di Cassazione e da ora in poi (e mi auguro che non sarà così) chi oserà ribellarsi, chi oserà difendere la propria dignità e chi scenderà nelle piazze per lottare dovrà convivere con l’idea di questo alone repressivo nascosto dietro l’angolo e pronto a colpire in qualsiasi momento.

Malgrado la prigionia, io cerco di resistere e tenere duro grazie anche alla vostra solidarietà che mi state dimostrando in questi giorni e che non mi fa sentire solo. Non sarà sicuramente questo sequestro legalizzato a frenare la mia voglia di far “saltare” questo ingranaggio del potere e costruire insieme un mondo diverso.

Un forte abbraccio a tutti e tutte e, con Renato sempre nel cuore.

In ogni caso, nessun rimorso.

Alberto